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Gli animali per la pet therapy vanno addestrati?

In questi articoli, ci piace rispondere alle domande che ci vengono poste dai nostri clienti o da chi si interessa agli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA), sia per motivi personali che professionali. La domanda del titolo è una delle più frequenti, soprattutto tra i futuri professionisti del settore.

Preferiamo parlare di educazione dell’animale che svolge il ruolo di pet therapist piuttosto che di addestramento. Certo, in alcuni casi, pensando ai cani per esempio, alcuni esercizi durante le sedute richiedono un vero e proprio addestramento. Per esempio, esercizi specifici che supportano il recupero fisico post-operatorio e la fisioterapia.

Tra gli animali più utilizzati per gli IAA, l’asino emerge come una scelta sorprendente e affascinante grazie alla sua natura calma, paziente ed empatica. Tuttavia, per garantire il successo di tali interventi, è essenziale un adeguato percorso di educazione dell’asino, che gli permetta di relazionarsi con le persone in modo sicuro e positivo.

Un asino ben educato per gli IAA deve sviluppare alcune qualità fondamentali:

  1. Socializzazione: l’asino deve essere abituato alla presenza dell’uomo e ad altri animali, per non spaventarsi facilmente e adattarsi a diverse situazioni.
  2. Resistenza allo stress: deve imparare a mantenere la calma in ambienti stimolanti o durante momenti di intensa interazione, qualità essenziale per gli IAA, dove i partecipanti possono vivere emozioni forti.
  3. Empatia e comunicazione: grazie alla sua sensibilità, l’asino è in grado di percepire gli stati emotivi delle persone, rispondendo ai segnali non verbali. Durante le sedute, è importante che l’asino risponda in modo gentile alle esigenze emotive dei partecipanti, creando un clima di fiducia.
  4. Obbedienza e controllo: in ogni intervento terapeutico, l’asino deve essere in grado di rispondere alle richieste dell’operatore senza essere né troppo reattivo né passivo. Un buon livello di obbedienza garantisce la sicurezza durante le attività.

L’asino ha una caratteristica che lo rende particolarmente adatto agli interventi assistiti: la sua capacità di sintonizzarsi con l’umore delle persone, rispondendo ai loro stati d’animo. In un contesto terapeutico, l’asino non solo favorisce il miglioramento delle abilità relazionali e comunicative dei partecipanti, ma stimola anche una sensazione di calma e affetto.

Per esempio, nei bambini con autismo, l’interazione con un asino può favorire lo sviluppo delle competenze sociali e la gestione delle emozioni, mentre nelle persone anziane, specialmente quelle affette da demenza, il contatto con l’asino può risvegliare emozioni di tenerezza, creando un legame affettivo profondo. La sua presenza rassicurante aiuta anche a ridurre l’ansia e la frustrazione che possono emergere durante il trattamento.

L’educazione dell’asino per gli IAA è un percorso che coinvolge tanto l’animale quanto il coadiutore. Un asino ben educato non è solo un compagno di lavoro, ma un vero e proprio alleato nella terapia, capace di stimolare la fiducia, l’emotività e il legame interpersonale in modo unico. Se guidato con amore e rispetto, l’asino diventa un ponte di comunicazione tra il mondo animale e quello umano, creando momenti di autentico benessere per tutti i coinvolti.

E a proposito di asini, vi raccontiamo la storia di Furio, che quando è arrivato da noi, non era affatto calmo!

Furio è arrivato nel 2018. Il proprietario, un uomo anziano, non riusciva più a prendersene cura e cercava qualcuno che potesse occuparsene. A 12 anni, pesava 60 kg in più rispetto al suo peso ideale, con enormi accumuli di grasso sul collo e sul posteriore, e rischiava di finire nelle mani di un commerciante che lo avrebbe trasformato in salumi. La cattiva alimentazione, basata principalmente su pane, fioccato, erba medica e scarti vari, aveva causato un forte aumento di peso. Ogni veterinario competente vi saprà dire che l’asino deve mangiare solo fieno di primo taglio, poco pascolo, soprattutto in primavera, e niente zuccheri come carote, mele o pane. È l’esatto contrario del cavallo! Per premiarli, meglio dare finocchi, carciofi o cardi. Solo in rari casi, un pezzetto di carota può essere un premio per un compito particolarmente difficile.

Prestare attenzione all’alimentazione dell’asino è fondamentale per prevenire malattie gravi come la laminite, che colpisce gli zoccoli e può comprometterne la mobilità.

Ma, soprattutto, Furio portava con sé enormi traumi emotivi e comportamentali dovuti a una gestione poco competente da parte del precedente proprietario. Quest’ultimo, pur volendogli bene, non aveva le conoscenze necessarie per prendersene cura correttamente, ma gli voleva bene e ancora oggi ci chiama occasionalmente per sapere come sta.

Dopo un periodo di adattamento al nuovo ambiente e al suo compagno Lorenzo, abbiamo iniziato un percorso di training per aiutarlo a superare quei traumi. La prima fase è stata costruire la fiducia tra me e Furio, per instaurare un rapporto sano e sereno con l’umano. Furio viveva vicino a un cimitero, da solo, e attraverso alcuni test abbiamo capito che non aveva avuto molte esperienze positive con le persone. Probabilmente, non tutti quelli che gli passavano vicino erano rispettosi degli animali.

Fortunatamente, siamo riusciti a mettere la capezza e la lunghina, ma c’era ancora molto da fare. Le orecchie? Era impossibile toccargliele! Alcune pratiche, come la torsione dell’orecchio per somministrare terapie, lasciano traumi che devono essere recuperati. Probabilmente, Furio aveva subito questa esperienza traumatica.

In sei mesi, con sessioni di circa 20 minuti, Furio si è abituato alle carezze, ai rumori forti e agli oggetti sconosciuti. Abbiamo lavorato in sede e anche durante passeggiate all’aperto. Le passeggiate, nel nostro contesto rurale ma a due passi dal centro abitato, sono state cruciali per aiutarlo a superare la paura dei rumori. Ricordo ancora quando mi avvicinavo con la motosega accesa e lui non sembrava disturbato, probabilmente perché quel rumore gli era familiare, avendo vissuto in un uliveto. Ricordo anche quando mi travestivo da Babbo Natale, per abituarlo alla mia presenza sconosciuta con barba e cappello, e andavo tutti i giorni a dargli da mangiare, preparandoci per la visita ai bambini della scuola del quartiere.

I traumi possono emergere anche durante le attività. Nel 2019, ospitammo un gruppo di ragazzi in fattoria e, mentre mia moglie Eleonora indossava un cappello di paglia, ricordo che Furio si allontanava, spaventato. Eh sì, era il cappello!

Nel tempo, Furio ha capito di aver trovato la sua casa, la sua famiglia, di potersi fidare di me, e un legame profondo si è creato tra noi. Oggi, Furio che una volta non si faceva toccare le orecchie, è in grado di stare con 20 bambini contemporaneamente che lo coccolano, e non si agita di fronte a urla o altri vocalizzi particolari, come quelli dei bambini o delle persone autistiche. Grazie al suo equilibrio fisico e psicologico ritrovato, Furio ha riscoperto la meravigliosa curiosità che contraddistingue gli asini, una qualità fondamentale che li spinge, in modo naturale, a conoscere l’utente durante le sedute, creando un primo stimolo importante per la relazione uomo-animale, alla base di ogni intervento assistito.

Autore: Claudio Baldelli, Coadiutore dell’Asino Agricola Baldo & Riccia – Centro specializzato in Interventi Assistiti con gli Animali – Perugia – Umbria

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